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PARLARE DI SESSO A SCUOLA PER PREVENIRE LE DISCRIMINAZIONI

In Consiglio regionale un seminario sul bullismo omofobico. 

Fragai e Simoncini agli insegnanti: «Troviamo insieme nuove strategie».

(Viaroma100.net - 13.10.2007)

 

 

FIRENZE - Sandra Landi, direttrice dell’Agenzia toscana per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, racconta miti e linguaggi dei giovani di oggi e propone l’uso dell’i-pod per superare la difficoltà del parlare di sesso in famiglia come a scuola;
il pedagogo Franco Cambi denuncia la «congiura del silenzio figlia della difficoltà tutta italiana a rientrare in un processo di modernizzazione interrotto», quando la scuola dovrebbe «fornire informazioni e strumenti per sostenere la nostra costruzione armonica»;
Marco Chiappetta, giovane aretino e vice presidente del Parlamento degli studenti toscani, parla di sé e ricorda quando a sette anni ha iniziato a capire che era gay e a quattordici lo ha confessato ad amici e genitori.

All’inizio dell’anno scolastico la Regione Toscana ha organizzato in Consiglio Regionale un affollato seminario rivolto agli insegnanti, più di novanta le persone in sala, per affrontare il problema grave e complesso del bullismo ed in particolare del bullismo verso chi è o è solo ritenuto omosessuale: un’occasione anche per un confronto su come si può parlare di sesso e sessualità nella scuola, perché in fondo le due cose vanno di pari passo.

L’idea è stata degli assessori alle riforme istituzionali e all’attuazione dello Statuto Agostino Fragai e all’istruzione Gianfranco Simoncini e sarà la prima di una serie di iniziative per definire assieme ad esperti, dirigenti scolastici e insegnanti strategie formative nuove e nuove forme di rispetto.

Per invitare gli insegnanti a partecipare e a riflettere sul problema i due assessori hanno inviato a tutti una lettera.

«Il bullismo – dicono - colpisce chi è diversamente abile, chi è “diverso” per etnia, religione o genere, chi non accetta le “regole” del gruppo più forte e prende di mira anche persone gay, lesbiche o bisessuali o semplicemente ritenute tali. Il fenomeno ha assunto forme e dimensioni assai preoccupanti e per questo va contrastato, con strumenti nuovi».

«Anziché insegnare a scuola la storia della Padania – aggiunge l’assessore all’istruzione Gianfranco Simoncini - la Regione Toscana propone dunque un più deciso impegno sul fronte del rispetto dei diritti di cittadinanza: un sostegno alla didattica e ai ragazzi per la costruzione del loro percorso di vita prima che un obbligo o una nuova materia. E non solo una campagna contro il bullismo».

La lotta all’omofobia è un tema trasversale a tutte le politiche e il bullismo non è solo un fenomeno scolastico e neppure solo contemporaneo: basta sfogliare qualche pagina del libro «Cuore» e leggere qualche dialogo tra Franti e De Rossi.

Il vice presidente della Toscana Federico Gelli ricorda gli interventi sul fronte della sicurezza e come omofobia e bullismo siano temi al centro dei corsi di formazione che la Regione organizza per le polizie municipali.

Nell’anno europeo della pari opportunità per tutti la Toscana, prima regione in Italia a garantire con una propria legge che venga rispettato il principio di non discriminazione per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, ha costituito presso l’assessorato alle riforme di Fragai una task force che si occuperà di dare maggiore energia e slancio all’approvazione di quei principi.

E con questo scopo ospiterà il 26 e 27 ottobre a Firenze un’iniziativa nazionale per dire no alla violenza omofobica e alle discriminazione per orientamento sessuale.

     

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