Ecografia Tridimensionale

Dott. Giovanni Zerlotin - Specialista in Ginecologia e Ostetricia
Trento - Centro Servizi Sanitari Via Lunelli, 32 - tel. 0461 828485

Testo pubblicato grazie alla collaborazione del Dott. Wolfgang Moroder – www.ecofetale.com
Casa di Cura Bonvicini – Via Pacher, 12 – 39100 Bolzano – telefono 0471 442700

L’Ecografia tridimensionale del feto
L’esame ecografico tridimensionale è un importante progresso della scienza e della tecnica medica. Attualmente il suo utilizzo clinico è limitato al campo della ricerca clinica o è utilizzato nel contesto della ecografia per l’approfondimento dell’esame di alcune anomalie fetali riscontrate con la ecografia bidimensionale classica.
I vantaggi dell’esame tridimensionale per la gestante sono soprattutto psicologici perché permettono di “vedere” il proprio feto in forme più vicine alla realtà. Il periodo migliore per la visualizzazione 3D del feto è intorno alle 25-28 settimane di gravidanza quando il volume del liquido amniotico del feto è più abbondante.

Per eseguire l’ecografia tridimensionale è necessario disporre di apparecchiatura ecografica dotata di software e sonde appositamente dedicate al 3D. Tale apparecchiatura è in grado di ricostruire sullo schermo gli organi e le parti fetali quali il viso, le braccia e le gambe in modo tale che queste possano essere viste anche più facilmente da chi non è abituato ad osservare immagini ecografiche.
Quando è possibile la visualizzazione di queste parti in movimento si parla anche di ecografia 4D dove per quarta dimensione si intende il tempo.
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Artefatti
Non sempre è facile ottenere una bella immagine tridimensionale del feto. Per effetto della distorsione della macchina ecografica, dei movimenti fetali o della gestante nella ricostruzione il viso o le parti fetali, per esempio gli arti, possono assumere un aspetto spiacevole o irreale che non corrisponde in alcun modo al suo aspetto reale. Talvolta la visualizzazione del feto in una immagine tridimensionale non è possibile a causa della posizione del feto in utero o quando vi sono altre condizioni come la placenta sulla parete anteriore dell’utero oppure un pannicolo adiposo troppo spesso che determinano una dispersione eccessiva degli ultrasuoni.

La gestante viene informata che l’esame ecografico fetale con la tecnologia tridimensionale non ha valore diagnostico salvo la migliore visualizzazione del viso e degli arti in alcuni casi. Viene informata che pertanto tale esame non sostituisce gli esami di screening delle malformazioni e delle patologie fetali e non ha un fine diagnostico ma ha lo scopo di migliorare la visualizzazione del feto ai genitori al fine di arricchire il loro rapporto affettivo ed emozionale con il nascituro.

Dr. Wolfgang Moroder 16 marzo 2010

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