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torna a Notizie Salute dal WEB Aumentano le interruzioni di gravidanza tra le
minorenni
ROMA (9 giugno) - Aumenta il numero delle minorenni italiane che chiedono l'intervento del giudice per poter abortire. E contemporaneamente si abbassa l'età delle giovani che avanzano una simile richiesta aggirando o scavalcando i genitori. Lo rivelano i ginecologi della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), e dell'Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi): «L'età media delle minorenni che si rivolgono al giudice per poter abortire si sta costantemente abbassando: nel 1995 era di 17 anni, oggi è 16 anni e 9 mesi, con l'1,2% di richieste sotto i 14 anni» riferiscono i camici bianchi. Da qui la proposta di attivare una rete informativa che integri le competenze del medico, con le risorse della famiglia e della scuola, per andare a intervenire fin dagli esordi dell'adolescenza, nel momento in cui i ragazzi sono alla scoperta del proprio corpo. Per ridurre ancora il numero degli aborti in Italia la parola chiave dei ginecologi è «intervento integrato».
Le informazioni sulla contraccezione incontrano numerosi ostacoli per arrivare alle ragazze straniere, ma la situazione non migliora con le giovani italiane. Queste ultime, rivela l'Osservatorio, presentano un livello di educazione sessuale assolutamente insoddisfacente. Da un'indagine Sigo risulta che solo nello 0,3% delle under 19 si può considerare buona e solo una su quattro raggiunge un livello sufficiente. E ancora: la prima volta è senza precauzioni per una su tre e solo il 50% usa metodi sicuri. Diverso lo scenario per le immigrate. Ricorrono all'interruzione volontaria di gravidanza 3-4 volte di più rispetto alle italiane, con una differenza ancora più marcata nelle classi di età più giovani.
Le caratteristiche di chi abortisce sono nettamente diverse: le donne straniere che hanno fatto ricorso all'Ivg nel 2006 presentano una scolarizzazione più bassa (il 13.3% non ha alcun titolo di studio o la sola licenza elementare verso il 4% delle italiane) e sono molte di più quelle disoccupate (12.1% italiane, 25.9% straniere). «L'attenta lettura dei dati dimostra una oggettiva difficoltà nell'accesso ai servizi, e la presenza di problemi economici che si uniscono a uno scarso livello di consapevolezza sui metodi anticoncezionali - spiega Giorgio Vittori, presidente della Sigo -. Senza contare il sommerso, quel gran numero di persone e di bisogni che non riusciamo a intercettare. Da qui l'idea di coinvolgere direttamente i capi comunità. I rappresentanti di quella musulmana e cinese hanno già prodotto documenti su religione e riproduzione, evidenziando gli specifici problemi e sensibilità. Questa sarà la base da cui partiremo per realizzare, insieme con l'Osservatorio, un progetto concreto di educazione alla contraccezione consapevole».
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