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Fertilità: come proteggerla? D.ssa
Elena Castoldi (Centro
Di Fecondazione Assistita "Le Torri" - Gallarate)
(Fondazione SERONO - 12.09.2007)
Diversi sono i fattori che possono incidere sulla fertilità. Le cause possono agire in sinergia tra loro ed in variabili momenti della vita: da quella intrauterina alla vita adulta. La compromissione della fertilità è maggiore tanto più precoce è il danno a carico della funzione riproduttiva. Tra questi fattori i più significativi
comprendono:
stile
di vita Lo stile di vita, in particolare il fumo e
la dieta nelle donne e la vita sedentaria, costituiscono importanti fattori che
minano la fertilità di coppia e possono anche compromettere la fertilità
futura della prole (nascituri). Nell’uomo lo stile di vita, in
particolare il fumo ed il consumo di alcool, e l’inquinamento atmosferico
generano sostanze reattive all’ossigeno (stress ossidativi) con effetti
distruttivi su vari organuli cellulari quali mitocondri e DNA spermatico con
implicazioni a carico della fertilità. Stile
di vita e dieta (disordini alimentari) Oggigiorno si assiste ad una modificazione
della immagine e dei comportamenti della donna. Gli attuali stereotipi culturali
vedono primeggiare la bellezza fisica e la magrezza. Donne che svolgono attività
sportiva a livello agonistico soffrono molto spesso di amenorrea
ipotalamica. Disordini alimentari quali anoressia e
bulimia nelle espressioni più eclatanti hanno un impatto negativo sulla
fertilità e capacità riproduttiva, che spaziano dalle irregolarità mestruali
fino all’amenorrea, cioè all’assenza di mestruazioni, con ripercussioni più
o meno gravi a seconda che si associ alla carenza di estrogeni o ad anovulazione. Il peso corporeo ed il body mass index (bmi
ricavato dal rapporto peso ed altezza) incidono minimamente sulla fertilità
maschile, mentre nella donna hanno un notevole impatto. La funzionalità
dell’ovaio risente della quantità di tessuto adiposo: il controllo degli
ormoni riproduttivi femminili da parte del cervello è molto sensibile agli
effetti della nutrizione ( in particolare la secrezione ipotalamica di GnRH, Gonadotropin
Releasing Hormones). Donne sottopeso riferiscono cicli irregolari. Donne
anoressiche sono amenorroiche. L’organismo compensa la mancanza di energia di
riserva impedendo un ulteriore consumo, che avverrebbe con il ciclo ovarico, e
con una gravidanza che non potrebbe essere “mantenuta” da un organismo già
depauperato. La leptina è un ormone prodotto dalla cellule adipose. In caso di
riduzione importante del peso corporeo la secrezione di leptina si riduce
nettamente: si assiste ad una ridotta secrezione di GnRH e
conseguentemente di FSH e LH, mancato reclutamento follicolare e mancata
produzione di ormoni sessuali. D’altro canto il sovrappeso, con
l’incremento del numero delle cellule adipose, comporta un aumento della
leptina e dell’insulina con innalzamento dei livelli di LH. la secrezione di
FSH viene compromessa, rendendo impossibile il reclutamento follicolare (che
dipende dall’azione dell’ FSH), e viene stimolato eccessivamente lo stroma
ovarico (per effetto degli elevati livelli di LH) che produce testosterone in
eccesso (irsutismo, acne). Un normale introito calorico è
necessario per lo sviluppo durante la pubertà affinché compaia il menarca
(inizio del ciclo mestruale) ed avvenga l’ovulazione. L’orologio biologico
della pubertà si attiva nel momento in cui una bambina raggiunge un peso
corporeo critico: è la percentuale di tessuto adiposo che determina il menarca.
nell’adolescenza la distribuzione corporea dell’adipe comporta una serie di
modificazioni ormonali con la secrezione in circolo di ormoni biologicamente
attivi e conseguente maturazione sessuale. si può ipotizzare che meccanismi
centrali determinino la maturazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio che
stimola la crescita fino al peso critico con aumento della composizione grassa
del corpo. Donne sottopeso ed in particolare le anoressiche dal punto di vista
ormonale si caratterizzano per una ridotta secrezione di GnRH e pertanto di
gonadotropine (FSH - LH), con una loro concentrazione insufficiente a
stimolare la funzionalità dell’ovaio. La dispendiosa funzione riproduttiva
viene abolita dall’organismo quando la probabilità di portare a termine la
gravidanza è molto bassa. Il sovrappeso si associa a disfunzione
riproduttiva. Nelle donne obese i cicli ovulatori sono ridotti e maggiore è
l’incidenza abortiva. Una associazione frequente che si riscontra con il
sovrappeso/obesità è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Si ritiene
che oltre a fattori genetici nella genesi dell’ovaio policistico
contribuiscano anche fattori ambientali, in particolare modo la dieta. Stress Gli studi effettuati non sono in grado di
affermare se lo stress può compromettere, giocando un ruolo diretto, la
fertilità, o se costituisca invece un fattore predittivo dello stile di vita
che può avere un impatto sulla capacità di concepire. Infatti le coppie più
stressate possono maggiormente fumare, bere o adottare degli stili di vita che
comportano il non prendersi cura di se stessi. Si è evidenziato che l’associazione tra
le terapie per la cura della infertilità ed il counseling psicologico
consente di ottenere un aumento delle percentuali di gravidanza rispetto a
coppie trattate solo con terapia per procreazione medico assistita (PMA). Lo
stress psico-sociale deriva non solo dalla mancata capacità di realizzare “un
progetto di vita”, ma anche dalla continua richiesta di un esito riproduttivo
da parte della famiglia e della società. Malattie sessualmente trasmesse (MST) Tra queste si annoverano l’epatite, la
sifilide, hiv, la gonorrea e la clamidia. Quest’ultima in modo particolare
silente nella sua manifestazione o paucisintomatica comporta dei danni
irreversibili a carico dell’apparato genitale femminile (tube) con conseguenze
molto gravi fino alla sterilità. La PID (pelvic inflammatory disease ),
nota come malattia infiammatoria pelvica, esprime la più grave manifestazione
infettiva a carico dell’apparato genitale femminile con aderenze
addomino-pelviche, occlusione tubarica e perfino ascesso pelvico. La promiscuità
sessuale e stili di vita errati (alcolismo, tabagismo, droghe, disordini
alimentari) agiscono sinergicamente indebolendo le difese immunitarie e rendendo
possibile infezioni. La prevenzione assume un ruolo cruciale
(metodiche di barriera per la contraccezione, educazione socio-sanitaria, fumo,
numero di partner, precocità dei rapporti sessuali, stile di vita, dieta). Fumo Il fumo danneggia la fertilità
(percentuali di successo ridotte in termini di gravidanza) sia in cicli naturali
spontanei (gravidanze ottenute spontaneamente) che in cicli indotti
farmacologicamente. Nella donna il fumo incide negativamente
sulla maturazione del follicolo, sulla qualità della cellula uovo, aumenta il
rischio di gravidanze ectopiche (extrauterine), di aborti spontanei e di
complicanze a carico della placenta. Il fumo sia attivo che passivo può
condurre a IUGR (ritardo di crescita intrauterina), parto pretermine e a basso
peso alla nascita. Sembrerebbe inoltre agire con sequele negative non solo
durante la vita intrauterina ma anche sulla capacità futura del nascituro di
concepire. Nell’ uomo riduce la qualità e la
motilità degli spermatozoi. L’etilismo con concomitante epatopatia agisce sul metabolismo degli ormoni non solo femminili ma anche maschili. Nell’uomo l’alterazione del metabolismo degli androgeni comporta disfunzioni sessuali, oltre ad una riduzione della concentrazione, della motilità e delle forme fisiologiche (normali quanto a morfologia) degli spermatozoi. Età biologica dell’ovaio Alla pubertà sono presenti circa 300.000
oociti nelle ovaie. Per ogni oocita (cellula uovo) rilasciato dal follicolo
durante l’ovulazione in un ciclo mestruale almeno 1000 uova non maturano e
sono riassorbite. Al raggiungimento della perimenopausa la donna possiede
solo poche migliaia di uova, comunque compromesse quanto a qualità e capacità
di essere fertilizzate. La conseguenza si esprime con embrioni di cattiva qualità
incapaci di impiantarsi in cavità uterina e proseguire il loro sviluppo
(aumenta l’incidenza degli aborti). Patologie organiche apparato genitale
femminile: infezioni pelviche (PID), danni tubarici, endometriosi, fibromi
uterini, aterosclerosi dei vasi uterini, problemi inerenti l’ovulazione
tendono ad aumentare con l’avanzare dell’età della donna. Si riduce la frequenza dei rapporti sessuali per calo della libido. Anomalie cromosomiche e problemi
genetici aumentano con l’età della donna (per es. sindrome di Down) così
come il rischio di malattie autosomiche dominanti (per es. sindrome di Marfan,
neurofibromatosi, acondroplasia). Le anomalie cromosomiche possono
comportare infertilità e/o sterilità sia nell’uomo che nella donna:
nell’uomo la microdelezione del cromosoma y e le anomalie cromosomiche
numeriche (sindrome di Klinefelter 47xxy) e strutturali (traslocazioni,
inversioni), i mosaicismi (cioè la presenza di diverse linee cellulari a
corredo cromosomico diverso); nella donna la sindrome di Turner (45x0,
monosomia x), in cui è assente un cromosoma x e i mosaicismi. Soggetti ad alto rischio di infertilità:
terapie antitumorali (chemioterapia, radioterapia), interventi chirurgici sulle
gonadi (testicoli, ovaie) con asportazione di tessuto e/o alterazione
conseguente della vascolarizzazione del parenchima (tessuto gonadico); terapie
immunosoppressive per patologie autoimmuni (les, sclerosi multipla) lesive per i
gameti (spermatozoi, oociti) in quanto ne riducono il numero e provocano un
precoce esaurimento della loro produzione. Diagnosi precoce di patologie
pediatriche che nell’uomo rappresentano potenzialmente una causa di
infertilità in età adulta (malformazioni, infezioni recidivanti
dell’apparato genito-urinario, criptorchidismo, varicocele). La parotite epidemica rappresenta una infezione che compromette l’ integrità dei tessuti gonadici. L’orchite virale è una causa comune di ipogonadismo primitivo acquisito. Il processo infiammatorio comporta la distruzione del tessuto germinativo che produce gli spermatozoi, con conseguente riduzione della loro concentrazione (oligospermia) e perfino assente produzione (azospermia). Incapacità
ad eiaculare o eiaculazione retrograda Il diabete, oltre ad una alterazione
della vascolarizzazione (micro-macroangiopatia), può causare un danno
all’innervazione del collo vescicale (neuropatia autonoma) con eiaculazione
retrograda. L’alterazione della vascolarizzazione
conseguente al diabete si può associare all’ aterosclerosi e contribuire
all’instaurarsi dell’impotenza. Anomalie
della secrezione ormonale (problemi ormonali) Alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi
ovaio sono responsabili di cicli anovulatori con irregolarità mestruali (cicli
lunghi –oligomenorroici- o brevi-polimenorroici- o assenti-amenorroici). Le cause sono molteplici e possono
agire direttamente a livello centrale o indirettamente attraverso un
alterato metabolismo degli ormoni steroidei. Disfunzioni della tiroide, sia ipo
che ipertiroidismo; ipercortisolemia da adenomi ipofisari secernenti ACTH
(sindrome di Cushing), e/o da adenomi surrenalici e/o da stress cronico;
problemi epatici con modificazione del metabolismo ormonale e della sintesi di
proteine vettrici di legame agli ormoni steroidei (SHBG sex hormone binding
globulin) si ripercuotono a livello centrale con una secrezione anomala di
gonadotropine; diabete con sequele a carico della vascolarizzazione ed
innervazione, con deficit di neurotrasmissione; problemi renali con
modificazione della clearance ormonale (metabolismo ed escrezione di cataboliti);
iperprolattinemia da adenomi prolattino secernenti o da causa iatrogena,
conseguente all’assunzione di farmaci che provocano quale effetto collaterale
un aumento della secrezione della prolattina. inquinamento
ambientale L’inquinamento ambientale rappresenta
attualmente un problema in crescita e di maggiore interesse mondiale. L’industrializzazione
e la sovrappopolazione ne costituiscono la prima origine. I contaminanti sono
particolarmente nocivi per i bambini rispetto agli adulti in quanto questi
ultimi sono esposti per un periodo più lungo di tempo e gli effetti sono più
deleteri quando agiscono durante il periodo della crescita e dello sviluppo. Alcuni pesticidi, identificati nelle
urine, attualmente utilizzati sono significativamente associati ad una riduzione
della concentrazione degli spermatozoi. L'’esposizione agli ftalati in periodo
prenatale ha mostrato incidere sullo sviluppo dell’apparato genitale maschile
con eventuale compromissione della fertilità futura. L’esposizione materna a chimici
ambientali, che possiedono attività ormonale intrinseca e/o estrinseca possono
costituire un pericolo per la salute riproduttiva fetale, interferendo con la
secrezione endogena o sbilanciando il rapporto di secrezione tra gli ormoni
riproduttivi. Nel periodo compreso tra il 1938 ed il
1990 si è assistito ad una riduzione della concentrazione (numero) degli
spermatozoi. Si è prospettata l’ipotesi che le disfunzioni e le patologie
interessanti gli organi sessuali maschili (come neoplasia testicolare,
malformazioni dell’uretra o criptorchidismo), la cui frequenza è aumentata
nel corso delle passate 3-5 decadi, potrebbe essere associata all’assunzione
di sostanze chimiche che mimano l’azione degli estrogeni. Il DDT (diclorodifeniltricloroetano),
accumulato nel corpo di uccelli predatori, che si trovano al termine della
catena alimentare, causa disordini riproduttivi. In Florida conseguentemente ad
un incidente industriale in cui notevoli quantità di insetticida dicofolo si
era riversato in un lago si sono riscontrati negli alligatori peni piccoli e
uova non fertilizzate. In altre regioni, si era evidenziato una modificazione
della sex ratio cioè si era assistito a più nati femmine che maschi in
diverse specie di pesci e nei gabbiani che si erano nutriti di questi pesci. Tali osservazioni ed ipotesi hanno
costituito la base di studi volti ad identificare sostanze chimiche attive dal
punto di vista ormonale e così spiegare il loro meccanismo di azione ed il loro
significato sugli esseri umani e l’ambiente. Sembra plausibile un’associazione tra
esposizione a sostanze chimiche durante l’infanzia e disordini correlati ad
ormoni: difetti alla nascita, disordini nello sviluppo, riduzione nella
proporzione di nati maschi, deficit di sviluppo neurologico nelle famiglie di
lavoratori nel campo dei pesticidi, sindrome da disgenesia testicolare quale
risultato di rottura delle programmazione embrionale e dello sviluppo gonadico
durante la vita fetale da influenze ambientali “nocive”, insufficiente
azione degli androgeni nei feti maschi con conseguente sottovirilizzazione ed
ipospadia nei nati quale risultato di esposizione intrauterina a “disruptors
ormonali” presenti nell’ ambiente. Nessuno studio è stato finora in grado di
suggerire una associazione che dimostri una stretta correlazione tra
l’esposizione e gli effetti, considerando che altre variabili, quali le
caratteristiche socio-demografiche o la combinazione di diversi agenti
eziologici, possano svolgere un ruolo causale o agire in sinergia,
presupponendo una origine multifattoriale. Sostanze
che mimano l’azione degli estrogeni Per “endocrine disrupter” si intende
una sostanza esogena o un’insieme di sostanze che alterano le funzioni del
sistema endocrino e conseguentemente causano danni alla salute di organismi sani
e/o sulla progenie. Nel caso degli xenoestrogeni si assiste alla stimolazione
dell’attività mitotica nel tessuto del tratto genitale femminile. Molte
sostanze chimiche che gli umani ingeriscono con la dieta hanno effetti simil
estrogenici. Tra questi sostanze chimiche industriali come certi erbicidi,
fungicidi, insetticidi organoclorini, nematocidi, organofosfati, piretroidi,
metalli pesanti, bifenili policlorinati, dibenzodiossine, dibenzofurani, ddt, ai
quali si attribuisce una influenza sul sistema riproduttivo umano. si includono
anche i fitoestrogeni. L’interazione con gli ormoni endogeni
può avvenire tramite diversi meccanismi. Gli xenobiotici possono influenzare la
sintesi ormonale - il rilascio, il trasporto, l’effetto, il metabolismo e
l’escrezione degli ormoni-. Un altro gruppo di sostanze naturali e sintetiche
interferisce coi recettori ormonali. I fitoestrogeni quali cumestrolo, daidzeina
e genisteina, le terapie quali dietilstilbestrolo, etinilestradiolo e tamoxifene
e sostanze chimiche industriali come ddt, p-nonilfenolo e bisfenolo a agiscono
legandosi ai recettori degli estrogeni ed interagiscono con il legame
recettoriale dell’ormone.un terzo gruppo di sostanze, il metabolita del
ddt p,p-dde o della vinclozolina, bloccano i recettori degli androgeni ed in
particolare i recettori per il testosterone, ormone maschile. I composti che interagiscono con il
recettore scatenano una cascata di eventi, essi stessi regolati dal recettore. Sostanze
che competono coi ligandi fisiologici, per esempio un ormone al suo recettore ed
imitano tale effetto sono chiamate agoniste; quelle che bloccano il recettore
sono dette antagoniste. La cinetica della interazione degli xenobiotici con un
composto endogeno a un recettore è ben conosciuta ed è alla base della
valutazione degli effetti dei farmaci che agiscono tramite il recettore. La sostituzione dei ligandi fisiologici,
per esempio un estrogeno spiazzato dal suo recettore da una sostanza che compete
per lo stesso sito, per es. uno xenoestrogeno, dipende dalla affinità relativa
al recettore e dalla concentrazione dello xenoestrogeno. concentrazione e
potenza spiegano gli effetti: effetti rilevanti solo in presenza di elevate
concentrazioni per determinare un effetto tossico in fase pre e postnatale. Ma
oltre agli organi riproduttivi anche il fegato, i reni, i surreni, il sistema
nervoso centrale, il sistema immunitario, il sistema cardiovascolare e le ossa
costituiscono il bersaglio degli effetti degli ormoni steroidei, in quanto si è
dimostrata la presenza di recettori in tali organi. esistono anche indicazioni
in relazione agli effetti di stimolazione in dipendenza della concentrazione
(bassa concentrazione) o inibizione (alte) della crescita tumorale indotta dagli
ormoni steroidei. Non sembra attualmente probabile che si
possa assistere ad un effetto tossico rilevante in fase pre e postnatale per
quanto concerne gli xenoestrogeni (per esempio etinilestradiolo contenuto nella
pillola contraccettiva o la terapia ormonale sostitutiva o i flavonoidi
ingeriti con l’alimentazione comparati con il 17 beta estradiolo, ormone
endogeno secreto dalle ovaie). I fitoestrogeni si trovano nelle piante.
comprendono gli isoflavoni, i lignani, i coumestani, gli acidi lattoni resorcili
che sono strutturalmente simili agli estrogeni dei mammiferi ed hanno una bassa
potenza estrogenica che oscilla tra 1/500 a 1/1000 rispetto al 17 beta
estradiolo. La maggiore fonte di consumo umano di fitoestrogeni proviene dai
prodotti derivati dalla soia, che contengono gli isoflavoni daidzeina e
genisteina. La quantità ingerita con l’alimentazione varia notevolmente in
relazione alle popolazioni considerate con un maggiore consumo per quanto
concerne gli asiatici. Non sono stati riscontrati effetti a
lungo termine in neonati allattati artificialmente con formule a base di soia
durante i primi 3-6 mesi di vita. Si presume che nei neonati l’asse ipotalamo
– ipofisi- gonadi è meno attivo rispetto all’infanzia e alla vita adulta, e
questo compensa gli effetti estrogenici derivanti dall’assunzione di notevoli
quantità di isoflavoni, eliminando il rischio di una femminilizzazione in feti
maschi. Altri studi hanno evidenziato che donne
gravide esposte accidentalmente ad elevate concentrazioni di certi organoclorini
(pcbs policlorobifenili diossina simili) hanno generato neonati affetti da
ritardo nello sviluppo psico-fisico: alcuni di tali effetti sono riconducibili
ad un’ alterata funzionalità della tiroide o alla funzione di
neurotramissione, ma in molti casi non si è potuto dimostrare un meccanismo
endocrino. Altri studi riportano un declino, dal
1939, nella qualità del liquido seminale in diversi paesi, così come
l’incidenza di neoplasie testicolari o prostatiche. Donne adulte tuttora a
rischio per neoplasia mammaria sono state esposte a sostanze chimiche
“endocrine-disrupting” durante la vita intrauterina, l’infanzia,
l’adolescenza quando i livelli contaminanti di organoclorini erano elevati,
tuttavia i dati non supportano una relazione causale. E'’ soprattutto attraverso il cibo che
l’uomo viene contaminato dalle policlorobenzodiossine (PCDD) e dai
policlorodibenzofurani (PCDF). Le diossine tendono a concentrarsi maggiormente
nei grassi bovini da carne e da latte, dei polli, dei maiali e dei pesci. più
lunga è la vita dell’animale più alto è l’accumulo di diossina nel
tessuto adiposo. La diossina nell’organismo viene metabolizzata dal fegato ed
eliminata con le urine ed i cataboliti della pelle. Un rapporto dell’epa
americana del 1994
dichiara la diossina potenzialmente in grado di causare tumori, squilibri
ormonali, danni al sistema riproduttivo e malformazioni congenite. I composti
organoclorurati detti anche diossine sono costituiti dalle
policlorobenzodiossine (pcdd) e dai policlorodibenzofurani (pcdf). la diossina
ed altre sostanze chimiche ingerite possono alterare il sistema endocrino agendo
da “deregolatori” endocrini (“endocrine disrupter”), influenzando le
modalità con le quali gli ormoni controllano lo sviluppo, la crescita, il
metabolismo ed il normale funzionamento di organi ed apparati. In particolare la
diossina si è dimostrata influire sulla sex ratio, modificando il rapporto di
nascita maschi-femmine a favore di queste ultime (sono nate più femmine
rispetto ai maschi). Potenza
relativa degli effetti xenoestrogenici Sostanze chimiche con azione simile agli
ormoni sono state confrontate con gli ormoni endogeni per valutarne
l’intensità degli effetti. Diversi studi hanno considerato gli effetti
proliferativi indotti su cellule sensibili agli estrogeni ma la potenza
estrogenica di composti chimici quali 4-octilfenolo e bisfenolo a è da 3000 a
30000 volte, rispettivamente, più bassa dell’estradiolo endogeno. Considerando
la bassa concentrazione di tali composti ritrovata nell’organismo, i loro
effetti sono veramente poco significativi. Sltri hanno considerato la potenza
estrogenica ed antiestrogenica di xenoestrogeni che possono essere ingeriti
quotidianamente, paragonata al 17 beta estradiolo. Una donna che assume la
pillola anticoncezionale ingerisce approssimativamente 17000 equivalenti al
giorno e durante la terapia estrogenica in postmenopausa 3300 equivalenti,
mentre l’assunzione di flavonoidi tramite l’alimentazione è 102 e di
estrogeni organoclorini dall’ambiente 0.0000025. Simili dati sono stati
ottenuti con gli antiestrogeni. Pertanto un effetto tossico rilevante da
parte di sostanze chimiche sintetiche che possa esplicarsi durante la vita pre o
postnatale non è plausibile ed è poco probabile. Se si considera la bassa esposizione
degli esseri umani agli endocrine-disrupting non sussiste evidenza scientifica
che tali composti a bassa affinità possano competere spostando composti ad alta
affinità da un recettore occupandolo, a meno che non raggiungano elevate
concentrazioni: ciò accade solo accidentalmente. In relazione alla particolare persistenza
di pops (inquinanti organici persistenti), tossici semivolatili e composti
chimici persistenti ubiquitari quali bifenili policlorurati (bpcs), pesticidi
organoclorini, diossina e furani che si accumulano nell’organismo attraverso
la catena alimentare gli endocrine disrupters sono strettamente sospettati di
compromettere la salute dell’intero ecosistema e danneggiare la salute,
fertilità e perfino le facoltà intellettive umane. un’esposizione a bassi
livelli di alcuni pops si associa ad alcune neoplasie ormono-dipendenti
(mammella, prostata, testicoli), a danni al sistema nervoso centrale e
periferico, a compromissione della funzionalità del sistema immunitario, a
disordini riproduttivi e dello sviluppo nei neonati e nei bambini, se esposti
durante la vita intrauterina o durante l’allattamento. Le prime manifestazioni della persistenza
di tali sostanze tossiche sono derivate da osservazioni sulla salute dei
mammiferi: alterazioni del sistema ormonale con conseguenze sull’integrità
dell’apparato genitale, spermatogenesi, riproduzione, mascolinizzazione
e femminilizzazione, modificazione del comportamento riproduttivo ed
aumentata incidenza di alcuni tumori. Vita
fetale e fertilita' futura Evoluzione
ed ambiente (vita intrauterina) Il nostro corpo “evolve” con
l’ambiente che ci circonda ed in cui viviamo. L’evoluzione è essenziale per
la riproduzione. Gli ormoni sono essenziali per lo sviluppo fetale:
l’esposizione ad ormoni “sbagliati” (un feto femmina esposto ad ormoni
maschili) o una inadeguata secrezione di tali ormoni può compromettere lo
sviluppo del sistema riproduttivo e/ o il mancato corretto sviluppo dei genitali
con conseguenti problemi di fertilità nella vita adulta. Gli ormoni che
controllano la fertilità sono inoltre influenzati da altri ormoni assunti con
la dieta o con il consumo di zucchero (insulina). Si pensa all’infertilità come ad un
problema della vita riproduttiva adulta. In realtà le cause possono risalire
alla vita fetale ed avere esplicato la loro azione durante la crescita
intrauterina. La concentrazione degli spermatozoi è in relazione al numero di
cellule di Sertoli nel testicolo. Le cellule di Sertoli nei testicoli
proliferano durante la vita fetale e neonatale e per un breve periodo prima
della pubertà e sono influenzate da diversi ormoni (FSH, ormoni tiroidei,
ormoni della crescita, estrogeni). fattori materni o ambientali che interessano
tali ormoni possono compromettere la concentrazione degli spermatozoi oltre che
lo sviluppo dei testicoli, così come altri fattori possono incidere nella vita
adulta. Affinché un uomo sia fertile deve avere
avuto un corretto sviluppo degli organi riproduttivi interni (testicoli,
epididimi, vescicole seminali, vasi deferenti, prostata) ed esterni (pene e
scroto) ed i testicoli devono essere discesi nello scroto, discesa
ormono-dipendente. Se ciò non avviene (criptorchidismo) o avviene in modo
incompleto si assiste a una ridotta concentrazione degli spermatozoi e ad un
aumentato rischio di tumori testicolari. Il criptorchidismo interessa il 2-3%
dei neonati mentre i tumori testicolari sono più comuni nei giovani adulti e
derivano dalle cellule germinali nei testicoli fetali. La fertilità richiede inoltre una
mascolinizzazione cerebrale e neuronale che controlla la produzione degli
ormoni, determinando una condotta sessuale maschile ed una modalità di
secrezione ormonale maschile. Tutto ciò si stabilisce già durante la vita
fetale. L’apparato riproduttivo femminile si
sviluppa senza l’influsso degli ormoni steroidei. Ill numero degli oociti è determinato fin
dalla nascita: anomalie cromosomiche che interessano il cromosoma x (sindrome di
Turner 45x0, in cui è assente un cromosoma x o mosaicismi, cioè la presenza di
diverse linee cellulari a corredo cromosomico diverso) possono comportare
sterilità o precoce esaurimento degli oociti nella vita adulta (menopausa
precoce). Origine
fetale di patologie in età adulta Lo sviluppo del sistema riproduttivo è
ormono-dipendente ed in quanto tale risente durante la vita fetale
dell’ambiente materno in cui il feto cresce. lL dieta sembrerebbe incidere
nella insorgenza di pubertà precoce così come l’esposizione ambientale a
sostanze chimiche (per es. ddt, diclorodifeniltricloroetano). anche il fumo e
l’esposizione ad altri inquinanti possono compromettere la fertilità futura
del nascituro. Sembra evidente la correlazione tra
sviluppo fetale e stato di nutrizione della madre: il basso peso alla nascita si
associa ad una maggiore morbilità e mortalità durante l’infanzia e ad una
maggiore incidenza di patologie cardiovascolari, ipertensione e diabete di tipo
2 nella vita adulta, una sorta di “imprinting” del sistema fisiologico
durante la vita fetale in risposta all’ambiente materno. Il ritardo di
crescita rappresenta un fattore di rischio per criptorchidismo, ipospadia,
pseudoermafroditismo e tumori testicolari. Il fumo materno può causare ritardo di
crescita intrauterina (IUGR) oltre che compromettere lo sviluppo del sistema
riproduttivo fetale. Nel feto maschio il fumo può comportare una riduzione
delle cellule di Sertoli, fondamentali nello sviluppo testicolare, e di riflesso
compromettere lo sviluppo delle cellule di Leydig (responsabili della
mascolinizzazione) e delle cellule germinali (tumori nella vita adulta). Nel feto femmina il fumo materno comporta
un periodo riproduttivo abbreviato derivante da una esaurimento precoce degli
oociti dell’ovaio fetale. Studi condotti su animali hanno dimostrato che la
presenza nel tabacco di sostanze quali gli idrocarboni policiclici aromatici
aumenta il reclutamento degli oociti in apoptosi, con morte cellulare
programmata e conseguente menopausa precoce. Un esempio di come e quanto una sostanza
possa agire precocemente, in fase prenatale, compromettendo lo sviluppo
dell’apparato genitale, è dato dal dietilstilbestrolo (DES). Il dietilstilbestrolo (DES) assunto da
donne gravide per prevenire l’aborto ha dimostrato effetti teratogeni e
carcinogeni. non solo ha causato l’adenocarcinoma a cellule chiare della
vagina ma ha svolto anche effetti sul sistema riproduttivo di figli e figlie e
vi sono dati che suggeriscono effetti fino alla terza generazione (maggiore
incidenza di tumori benigni e maligni). Gli esiti sulla fertilità intesi
come esiti riproduttivi di figlie esposte al DES comprendono: aborto spontaneo,
percentuale triplicata rispetto ai controlli di anomalie uterine, maggiore
incidenza di gravidanza extrauterina (nove volte maggiore), maggiore incidenza
di infertilità (5 volte), prematurità aumentata, in particolare nelle donne
affette da anomalie uterine. Nei maschi esposti in utero a livelli
relativamente elevati di DES si sono riscontrati anomalie del tratto genitale,
malformazioni genitali, microfallo, criptorchidismo e una riduzione nella
spermatogenesi. La fertilità deve, alla luce di quanto
esposto, essere considerata un “problema sociale”. Nei paesi industrializzati la ricerca di
un figlio avviene sempre più tardivamente: molte coppie decidono una gravidanza
dopo aver raggiunto una relazione stabile ed una sicurezza economica, ed inoltre
aumentano i matrimoni ed i secondi matrimoni in età tardiva. Posticipare la
scelta di avere un figlio comporta la “sommatoria” di fattori che in parte
dipendono dallo stile di vita, e sui quali si può agire, ed in parte derivano
da modificazioni legate alla evoluzione (o meglio “involuzione”) fisiologica
degli esseri umani (invecchiamento e patologie ad esso legate), sulle quali non
si può operare. La pianificazione familiare purtroppo non
tiene spesso conto della durata del periodo fertile della donna, e ciò per un
eccessivo “ottimismo” nell’assistenza della scienza medica e mancata
consapevolezza dell’impossibilità di opporsi “medicalmente” al declino
della fertilità della donna legata all’età. Oltre alla ridotta fertilità si associa
un aumento dell’incidenza degli aborti in relazione all’età della donna,
conseguenza dell’aumento di anomalie cromosomiche nei concepiti. Un ultima considerazione, ma non per questa meno importante per quanto concerne il suo impatto sulla salute, e non solo riproduttiva, merita l’inquinamento ambientale. E’ ormai riconosciuto il potenziale “tossico” di determinate sostanze e le loro conseguenze. sarebbe auspicabile una politica di pronta individuazione e di efficaci interventi volti a risparmiare danni all’ecosistema : la salute è un diritto che deve essere tutelato adesso e perché ci sia un futuro, soprattutto se la sua compromissione dipende dall’azione umana, pertanto “correggibile”.
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