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Si
definiscono invasive quelle metodiche diagnostiche che comportano
un prelievo di materiale (villi coriali, liquido amniotico o sangue fetale)
dall' interno dell' utero per la diagnosi di patologie cromosomiche, malattie
infettive o malattie metaboliche.Tali
tecniche vengono definite invasive in quanto per la loro esecuzione è
necessario pungere l' utero (sotto guida ecografica) per prelevare del
materiale in esso contenuto. L' esecuzione di questi esami, a differenza
degli esami non invasivi (ad esempio l' ecografia) può comportare
un certo rischio di abortività. Pertanto è opportuno che
nel decidere l' esecuzione di questi esami la paziente valuti con il suo
Medico di fiducia il rapporto rischio/beneficio del singolo esame e quindi
la sua indicazione.
VILLOCENTESI
(biopsia dei villi coriali)
La villocentesi
si esegue tra le 10 e le 12 settimane di gravidanza. L' esame viene eseguito
in regime ambulatoriale (non è richiesto il ricovero) e non è
particolarmente doloroso, comportando solo il dolore legato alla puntura
con l' ago. Viene dapprima eseguita un' ecografia per valutare la vitalità
fetale, la corretta epoca di gravidanza e la sede di inserzione della placenta.
Successivamente con un ago sottile si punge la parete addominale e quindi
la parete uterina (sempre seguendo con l' ecografia il decorso dell' ago),
giungendo fino nel contesto del tessuto placentare, da cui si aspirano
alcuni frustoli di tessuto che vengono quindi inviati al laboratorio di
citogenetica per essere esaminati. L' esito dell' esame è disponibile
in 8-10 giorni.
PRELIEVO DEI VILLI CORIALI:
domande e risposte
Che cos’è la villocentesi?
Il prelievo di villi coriali, o villocentesi, consiste
nell’aspirazione di una piccola quantità di tessuto coriale (10-15
mg). Le cellule presenti nei villi coriali, la parte
fetale della placenta, hanno la stessa origine embriologica del
feto, e vengono esaminate dal
punto di vista del corredo cromosomico.
A cosa serve la
villocentesi?
Serve ad accertare la normalità cromosomica
fetale o, al contrario, identificare una eventuale patologia cromosomica. Oltre a
questo (che è l' indicazione più comune), la villocentesi può essere
utilizzata per lo studio del DNA nella diagnosi di malattie ereditarie legate ad
un difetto di un gene: queste analisi vengono effettuate solo nel caso
in cui esista un rischio specifico per una determinata malattia
genetica.
Per quali donne è indicato eseguire la
villocentesi?
L’esame
viene proposto alle pazienti ad elevato rischio di anomalie
cromosomiche quali: - età materna superiore a 35 anni; -
aumentato rischio di patologia cromosomica in base alla valutazione
ecografica della translucenza nucale; - precedente
figlio affetto da anomalia cromosomica; - genitori portatori di
alterazioni cromosomiche; Inoltre, in caso di rischio per
alcune malattie ereditarie (talassemia Alfa e Beta, emofilia A e B,
fibrosi cistica ecc.) può essere effettuata l’analisi del DNA.
A quale epoca di gravidanza si esegue la villocentesi?
Il
prelievo si effettua solitamente alla 10°-11° settimana di gravidanza.
Come si effettua la villocentesi?
La
villocentesi è un
esame che si effettua in regime ambulatoriale (non è necessario
ricovero ospedaliero). Dapprima si effettua un esame ecografico per evidenziare
il battito cardiaco fetale, confermare l’epoca
gestazionale attraverso alcune misurazioni del feto, evidenziare una eventuale gravidanza gemellare. Sempre mediante
l’ecografia si identifica posizione e spessore della placenta ed
infine la sede in cui effettuare il prelievo. L’esame può essere
eseguito sia per via addominale, sia per via cervicale: in Italia
solitamente si pratica la villocentesi per via trans-addominale. Dopo aver
accuratamente disinfettato l’addome materno, sotto guida ecografica, si
effettua il prelievo mediante puntura con un ago attraverso la parete addominale materna fino a
raggiungere la parete uterinae quindi il punto di massimo spessore della placenta. Attraverso un
movimento di andirivieni dell’ago collegato ad sistema di aspirazione
si aspirano 10-15 mg di villi coriali che vengono raccolti in apposite
provette sterili che poi vengono inviate al laboratorio per
effettuare l’analisi. Dopo il prelievo viene controllata la
presenza del battito cardiaco fetale e la paziente viene inviata
a domicilio senza necessità alcuna terapia.
La
villocentesi è un esame
doloroso?
L’esame non è doloroso, la donna avverte solo
una sensazione simile a quella di una iniezione intramuscolare.
Sono
necessarie delle precauzioni dopo il prelievo?
Dopo il prelievo viene
generalmente consigliato un giorno di riposo e, successivamente, la
donna può gradatamente riprendere la propria attività.
Qual' è il
tempo di attesa per la risposta dell’esame?
La risposta dell'
esame è disponibile generalmente entro 8-10 giorni.
Esiste la possibilità di dover ripetere l’esame?
Si,
esiste questa possibilità. In rari casi si rende necessaria la
ripetizione dell’esame per scarsa crescita cellulare. Talvolta,
inoltre, l’esito dell’esame risulta incerto: in tal caso, se si vuole
definire la diagnosi, si rendono necessarie ulteriori indagini quali
il prelievo di liquido amniotico (amniocentesi).
Possono
derivare dei rischi dall' esecuzione della villocentesi?
Esiste una quota di rischio non
eliminabile che deve essere nota prima di effettuare l’esame.
Il rischio di aborto derivante dall' esecuzione dell' amniocentesi
è stimato intorno all' 1%.
Nelle donne con gruppo sanguigno Rh negativo si pratica dopo l' amniocentesi la
somministrazione di immunoglobuline anti-D, con lo scopo di prevenire una
eventuale isoimmunizzazione Rh.
Qual’ è l’attendibilità del risultato
dell’esame?
Il risultato dell’esame è altamente attendibile.
Esiste la possibilità che il risultato dell’esame non sia definitivo
rendendosi, eventualmente, necessari ulteriori accertamenti quali
l’amniocentesi.
Inoltre, sebbene la probabilità
di un’errata diagnosi cromosomica sia da considerarsi estremamente
rara, questa non può essere esclusa.
AMNIOCENTESI
L'
amniocentesi si esegue tra le 15 e le 18 settimane. L'
esame viene eseguito in regime ambulatoriale (non è richiesto il
ricovero) e non è particolarmente doloroso, comportando solo il
dolore legato alla puntura con l' ago. Viene dapprima eseguita un' ecografia
per valutare la vitalità fetale, la corretta epoca di gravidanza
e la sede di inserzione della placenta. Successivamente, sotto guida ecografica,
si punge l' utero e si aspirano circa 15-17 ml. di liquido amniotico, che
si invia in laboratorio per essere esaminato. Il risultato dell' esame
è disponibile dopo circa due settimane.
AMNIOCENTESI:
domande e risposte
Cos' è l' amniocentesi?
L’amniocentesi consiste in un prelievo di circa
16-20 cc di
liquido amniotico dall' utero: le cellule di origine fetale presenti
nel liquido, una volta poste in coltura,
vengono esaminate dal punto di vista del loro corredo cromosomico.
A cosa serve l' amniocentesi?
Serve a valutare
il cariotipo, cioè l' assetto cromosomico fetale. Si può così accertare la
normalità o al contrario la presenza di anomalie cromosomiche fetali.
Inoltre si effettua il dosaggio dell’alfa-fetoproteina, la quale può
risultare alterata in
presenza di alcune malformazioni fetali quali, ad es., i difetti
aperti del tubo neurale . In caso di aumentati livelli di alfa-fetoproteina
è necessario un accurato esame
ecografico per la identificazione di tali malformazioni.
Per quali donne è indicato eseguire l’ amniocentesi?
L’esame viene
proposto alle pazienti ad elevato rischio di anomalie cromosomiche
quali: - età materna superiore a 35 anni; - aumentato rischio
di patologia cromosomica valutato con la
misurazione ecografica della traslucenza nucale; - aumentato rischio di
patologia cromosomica per positività del tri-test; - aumentato rischio
di patologia cromosomica evidenziato all’ecografia del II trimestre
per presenza di malformazioni o di varianti anatomiche fetali; -
precedente figlio affetto da anomalia cromosomica; - genitori
portatori di alterazioni cromosomiche.
A che epoca di
gravidanza si esegue l’amniocentesi?
L’amniocentesi precoce si
effettua abitualmente a 15-18 settimane compiute di gravidanza.
Come si esegue l’amniocentesi?
L’amniocentesi è un
esame che si effettua in regime ambulatoriale (cioè non è richiesto
ricovero ospedaliero). Dapprima si esegue un' ecografia per evidenziare il battito cardiaco fetale,
per confermare l’epoca gestazionale, per valutare la posizione del feto, della placenta e,
quindi, la falda di liquido amniotico dalla quale effettuare il
prelievo. Dopo aver disinfettato l’addome materno, sotto guida
ecografica, si procede ad effettuare il prelievo con una siringa mediante
puntura attraverso la parete addominale materna
fino a raggiungere la falda di liquido individuata. Si estraggono
circa 16-20 cc di liquido amniotico che viene raccolto in provette
sterili: tali provette vengono inviate al laboratorio per effettuare
l’analisi. Dopo il prelievo si controlla la presenza del battito
cardiaco fetale e la paziente può essere inviata a domicilio senza
necessità di alcuna terapia.
L' amniocentesi è un esame doloroso?
L’ amniocentesi non è un esame doloroso; la donna
avverte soltanto la puntura dell' ago, paragonabile a
quella di una iniezione intramuscolare.
Sono necessarie
delle precauzioni dopo il prelievo?
Dopo il prelievo viene
generalmente consigliato un giorno di riposo e, successivamente, la
donna può gradatamente riprendere la propria attività.
Può accadere di dover ripetere l’esame?
Talvolta, per cause di varia
natura (mancata crescita della coltura cellulare, contaminazione
massiva di sangue materno, ecc.) può essere necessario ripetere il prelievo.
L’amniocentesi può comportare dei rischi?
Essendo
l' amniocentesi un esame cosiddetto invasivo, può comportare dei rischi per
l' evoluzione della gravidanza. Si può infatti stimare che vi possa essere un
rischio di aborto pari al 1%.
Nelle donne con gruppo sanguigno Rh negativo si pratica dopo l' amniocentesi
la somministrazione di immunoglobuline anti-D, con lo scopo di prevenire una
eventuale isoimmunizzazione Rh.
Qual’ è l’attendibilità del
risultato dell’amniocentesi?
Il risultato dell’esame è altamente
attendibile. Esiste la possibilità che il risultato dell’esame non sia
definitivo rendendosi, eventualmente, necessari ulteriori accertamenti
quali ad es. la funicolocentesi che consiste in un prelievo di sangue
fetale. Inoltre, sebbene la probabilità di un’errata diagnosi
cromosomica sia da considerarsi estremamente rara, questa non può
essere esclusa.
FUNICOLOCENTESI
Tale
esame viene eseguito molto più raramente rispetto a quelli precedentemente
descritti. Viene eseguito a partire dalle 18 settimane. Una delle indicazioni
più frequenti è costituita dalla necessità di determinare
il cariotipo fetale in seguito al riscontro ecografico di malformazioni
fetali nel secondo trimestre, quando si richiede una risposta rapida (esito
possibile in tre giorni) prima di decidere una eventuale interruzione di
gravidanza. La funicolocentesi viene eseguita anche per lo studio di patologie
ematologiche fetali (emoglobinopatie, coagulopatie) e per indagini immunologiche
e/o colturali per la diagnosi di infezioni fetali. Inoltre mediante la
funicolocentesi è possibile eseguire trasfusioni fetali (in caso
di isoimmunizzazione RH) e infusioni di farmaci direttamente nella circolazione
fetale. Sotto guida ecografica si punge la parete addominale e quindi l'
utero, dirigendo l' ago verso la sede di inserzione del funicolo ombelicale
sulla placenta. Si aspira quindi del sangue fetale da un vaso ombelicale,
e lo si invia al Laboratorio per gli esami richiesti dal caso (citogenetici,
ematologici o infettivologici).
Related
Links:
Amnionet
Prenatal
Diagnosis - WebPath, Univ. of
Utah (US)
The
Fetal Medicine Foundation
Chorionic
Villus Sampling and Amniocentesis: Recommendations for Prenatal Counseling
(CDC)
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