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Relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza
In controtendenza i casi tra le donne straniere.
Roma – La salute della donna e del bambino è uno dei punti importanti inseriti nella programmazione del prossimo anno del Ministero della Salute, un capitolo che necessita di sempre maggiori sforzi, anche in considerazione della società in cui viviamo; profondamente trasformata e sempre in evoluzione, la società italiana è oggi sempre più vicina a quelle europee, come ad esempio la Francia, dove la multietnicità raggiunge picchi altissimi. In questo contesto, appaiono importanti gli ultimi dati presentati dal Ministero della Salute che ha inviato al Parlamento la Relazione annuale sull’attuazione della legge 194/1978, contenente “Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza”. Nella relazione sono contenuti i dati preliminari per l’anno 2006 e i dati definitivi per l’anno 2005. Dati importanti che sottolineano una progressiva educazione alla salute nelle donne in relazione al contesto della interruzione volontaria di gravidanza e sottolineano quanto “assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi”. Rispetto al 2005 le Ivg sono scese del 2,1% (132.790 nel 2005, 130.033 casi nel 2006). E se rispetto al 1982 il decremento è stato del 44,6%, sul nuovo dato spicca in controtendenza il ricorso alla pratica abortiva da parte delle cittadine non italiane nel nostro paese. Negli ultimi dieci anni si è infatti triplicato il numero degli interventi effettuati da donne con cittadinanza estera. Siamo infatti passati da un’incidenza del 10,1% del 1996 al 29,6% del 2005, con una crescita del 66%. Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), nel 2006 è risultato pari a 9,4 per 1.000, nel 2005 era 9,6 per 1.000, rispetto alle 17,2 del 1982. Le interruzioni volontarie di gravidanza nelle donne straniere determina un risultato “falsato” sulla popolazione femminile italiana, determinando una stabilità nel numero totale degli interventi e nascondendo di fatto la diminuzione presente tra le sole donne italiane. Infatti, se si considerano soltanto le cittadine italiane i casi di IVG nel 2005 scendono a 94.095, con una riduzione di ben il 60% rispetto al picco del 1982. Tale
riduzione, secondo quanto riportato nel rapporto, è risultata più rapida nelle
donne istruite, nelle occupate e nelle coniugate, “a dimostrare l’aumentata
capacità e consapevolezza delle donne e delle coppie nell’adozione di metodi
per la procreazione responsabile. Fondamentale a questo scopo il ruolo svolto
dai consultori familiari, in linea con quanto previsto dal Progetto Obiettivo
Materno Infantile”. Da rilevare infine che la stragrande maggioranza delle IVG
(97,3%) avviene entro i primi 90 giorni, mentre la percentuale di IVG dopo la
ventunesima settimana di gestazione è molto limitata (0,7%).
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